venerdì 21 marzo 2008

Il motto e il grido di guerra.

Il motto e il grido di guerra
di Maria Loredana degli Uberti

Dai più conosciuti a quelli più strettamente personali, questi elementi hanno sempre affascinato per il forte valore evocativo che si richiama a episodi, casate e motti

casa realePrima di addentrarci nel linguaggio araldico espresso dentro lo scudo, continuiamo questa panoramica al suo esterno parlando del motto o divisa, ovvero quella scritta in lettere maiuscole romane che si legge su delle strisce bifide e svolazzanti collocate sotto la punta dello scudo. Il motto è una breve serie di parole che esprimono sinteticamente e allegoricamente un pensiero o una sentenza attinente un’attività o una speranza o alludono a eventi particolarmente importanti o a caratteristiche significative della famiglia o del personaggio o del corpo armato titolare dello stemma. Il loro uso in araldica risale per lo più al XIV secolo e l’origine storica si fa rimontare a quei vessilli, ovvero a quelle strisce di stoffa recanti dei detti arguti che i cavalieri esponevano alle finestre delle locande ove alloggiavano durante lo svolgimento dei tornei. Il motto è scritto per lo più in lingua latina e richiama lo smalto del campo dello scudo, ma si trovano eccezionalmente anche dei motti scritti in altre lingue e addirittura in dialetto. Fra i motti il bellissimo Sine Virtute Nulla Nobilitas dei degli Uberti, il misterioso e conosciutissimo FERT di Casa Savoia (adottato da Vittorio Amedeo II e apparso per la prima volta sul collare dell’Ordine Cavalleresco del Collare, fondato da Amedeo VI nel 1364), oppure “Honi soit qui mal y pense”, nato dalla frase pronunciata da Edoardo III nel 1347 durante un ballo quando alla contessa di Salisbury, sua amante, cadde la giarrettiera e il re la raccolse per porgerla alla contessa, tra i sorrisi allusivi dei presenti; al che il re contrariato disse: “Dannato chi pensa male!” ed aggiunse in francese (allora lingua ufficiale alla corte d’Inghilterra), “Quelli che ridono in questo momento, saranno un giorno molto onorati di portarne una come questa”. Il giorno seguente, infatti, il re avrebbe istituito l’Ordine della Giarrettiera e il motto appare ancora oggi nella giarrettiera che circonda lo stemma della Real Casa di Gran Bretagna. Ci sono infine i gridi di guerra, che sono scritti su listelli svolazzanti collocati al disopra dello scudo o sopra l’elmo e si richiamano a quelle parole di esortazione che incitavano i cavalieri nel combattimento.
Il consiglio di Etiquette
Una curiosità da soddisfare
Sono tante le occasioni di incontrare stemmi, motti e gridi, in raffigurazioni, scudi, opere d’arte. Molti di essi portano con sè diversi significati ed origini ed è particolarmente interessante svelarne e comprenderne i significati e le origini storiche.
Attenzione però ad effettuare ricerche corrette, magari con l’ausilio di realtà competenti, in grado di svelare attraverso le ricerche non solo le storie delle famiglie, ma anche avvenimenti storici, politici e del costume che hanno interessato interi territori e casate. Oltre ad essere una riserva di motti e arguzie da sfoderare durante una serata galante o in compagnia.

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